domenica 11 novembre 2007

Premessa: in famiglia, tutti abbiamo i nostri hobby. Io, la birra; mia moglie i cosiddetti "lavori creativi"; mio figlio, 6 anni, il gameboy con i Pokèmon. Sta di fatto che, mia moglie, da qualche tempo, si diverte molto con il "Fimo" che è una sorta di plastilina, o di Das, molto plasmabile che però indurisce in forno. Un giorno, le ho chiesto: ma percè non fai qualche oggetto per me, a tema birrario ovviamente? E stamane, voilà!!


 



La foto non rende bene i colori (devo imparare a settarli sul cellulare, o decidermi a comprare una macchinetta fotografica digitale!!). Il mio "ciondolino" preferito tra i due è la Stout a destra, mentre secondo me, il calice belga a sinistra sarebbe venuto meglio con un "contenuto" più chiaro. Mia moglie mi ha comunque promesso che ci riproverà!!.


ciao


 


Tony


 

Ok, facciamo un passo indietro: la mia storia di Homebrewer (parte ultima)

Il "successo" della Bavarian Weizen mi dà lo spirito giusto per provare a sottoporre qualcosa a chi è più esperto. E quale occasione migliore del concorso di Gragnano, edizione 2007? Non solo è il concorso più vicino come data, ma anche territorialmente (sono circa 150 km da Fondi), il che mi permetterebbe di portare direttamente sul luogo le mie "creature" e di evitare di celarmi nuovamente dietro la scusa della perdita di qualità durante la spedizione !!! :-PPP


Dunque, con qualche leggera modifica -un pò più di malto secco per migliorare corpo e schiuma- rifaccio la cotta, con le stesse quantità, ma riciclando il lievito dalle bottiglie della cotta precedente. Un paio di settimane dopo aver imbottigliato provo anche a rifare la Better Bitter Ale, cioè quella portata con insuccesso al concorso di Massarosa -ovviamente opportunamente modificata-.


La cazzata -che non manca quasi mai in ogni cotta che faccio- stavolta la faccio proprio sulla Bitter: preso da una sana allegria domenicale, dimentico completamente di aggiungerci la quantità prefissata di zucchero di canna. Me ne accorgo -naturalmente- quando vado a misurare la densità prima di iniziare la fermentazione, troppo tardi cioè per fare qualcosa!! :-(((


Decido di portarla ugualmente a Gragnano. "Portala pure, che ti importa" -mi incoraggia il mio amico Mario, concorrente anche lui con svariate birra al concorso- "è pur sempre un'occasione per avere giudizi da esperti che non si incontrano tutti i giorni!!".


Finalmente arriva il gran giorno, preceduto dal corso all'grain tenuto a Gragnano sabato 7 ottobre dall'ottimo Luigi Serpe di Maltovivo. Ho scritto un ampio report che si può trovare sul newsgroup it.hobby.birra. oppure sul forum del sito www.domozimurghi.org .


Volete sapere com'è andata? QUARTO CLASSIFICATO!!!!! E chi se lo sarebbe mai aspettato?!?!? Proprio io che speravo almeno di essere classificato!! Un successo riscosso dalla mia Weizen, mentre la Bitter è scivolata verso le ultime posizioni.. :-(((


Eccomi qui dunque, oggi, alle prese con un nuovo esperimento. Siccome la Mild mi è rimasta "indigesta", ho ripreso la ricetta, ma ho provato a fare una cosa che -ancora una volta- ho visto su www.basicbrewing.com: in pratica una e+g con una bollitura di soli 15 minuti. E visto che nel video -da buon americano- James Spencer ha utilizzato una "generosa" luppolatura, ci ho provato anch'io!! Questa la ricetta:


15 minute Brown Ale











































































Brewer:



Tony Manzi



Email:



-



Beer:



15 minute brown ale



Style:



English Brown



Type:



Extract w/grain



Size:



3 liters



Color:












68 HCU (~27 SRM)



 







Bitterness:



20 IBU



OG:



1.045



FG:



1.012



Alcohol:



4.3% v/v (3.4% w/w)



Grain:



100g Dextrine malt (Cara-Pils)

80g British crystal 50-60L

20g Belgian chocolate

5g Roasted barley



Boil:



15 minutes



SG 1.027



5 liters



300g Amber dry malt extract



Hops:



7g Cascade (6% AA, 15 min.)

3g Cascade (aroma)



Yeast:



safale 04 Fermentis



Log:



Dry - hop gr. 3.0 Cascade pellets




 


Martedì scorso l'ho imbottigliata e....cazzata!! Non ho filtrato il dry-hopping per cui in alcune bottiglie mi ritrovo "pezzi" non meglio identificati (luppolo? resine? boh!?!?!?)...Come verrà?!?! Ai posteri ( e al mio palato + stomaco) l'ardua sentenza!!! Comunque, questa la foto delle bottiglie:





Questa volta, non mi sono impegnato molto per le etichette. Ho utilizzato quelle già pronte che si comprano in cartoleria, con le righe da riempire a penna. Io ci ho scritto: "15 Minute Cascade Brown Ale".



Ciao



Tony


Ok, facciamo un passo indietro: la mia storia di Homebrewer (parte II)

Dunque, dove eravamo rimasti? Ah, sì! Dopo il concorso di Massarosa, navigando tra i siti americani di homebrewing, trovo su www.basicbrewing.com un'idea che letteralmente mi fulmina: i mini-batch. In sostanza, gli autori di questo sito -due noti homebrewer dell'Arkansas- in una serie di video si cimentano in una "six-pack IPA", cioè in una cotta di Ipa -estratto + grani- di circa 5 litri, per ottenerne circa 3 litri finali. Quanto basta insomma per avere 6 bottiglie da 33cl (six-pack).


Un metodo -spiegano- utile soprattutto per sperimentare: "Alla fine -dicono James Spencer e Steve Wilkes, i due "host" dello show- potete sperimentare più volte una stessa ricetta, utilizzando una quantità minima di ingredienti. Se l'esperimento non dovesse riuscire..bè, alla fine avete sprecato solo alcuni litri di birra".


Mi si accende la classica lampadina sulla testa: è perfetto per me, perchè già faccio fatica a bere in quantità, senza pensare al fatto che con i mini-batch potrei birrificare più spesso e continuare quella sorta di cammino che faccio di volta in volta per fare esperienza con gli ingredienti.


Ok, dunque, è fine giugno, quindi mi attrezzo prima comprando delle damigianette in vetro da 5 litri, e poi con una piccola pentola che uso solo io. Tocco finale, il vecchio frigorifero di mia madre che, con circa 40 euro, modifico per controllare la temperatura anche in estate (da me i 38-40° C si toccano con estrema facilità). Questa la foto riassuntiva della mia piccola strumentazione.



Faccio, tra giugno e luglio, una Mild (la ricetta, ovviamente ri-proporzionata per il mini-batch è la Clone Boddington's nelle mega-faq di www.hobbybirra.it), una summer cinnamon ale, ed una bavarian weizen.


Queste le ricette delle ultime due, formulate con il "Recipator" dal sito americano brewery.org:


Summer Cinnamon Ale





































































Brewer:



Tony Manzi



Email:



-



Beer:



Summer Cinnamon Ale



Style:



-



Type:



Extract w/grain



Size:



4 liters



Color:












19 HCU (~11 SRM)



 







Bitterness:



20 IBU



OG:



1.048



FG:



1.010



Alcohol:



4.9% v/v (3.8% w/w)



Grain:



100g British crystal 50-60L



Boil:



minutes



SG 1.032



6 liters



580g Light malt extract



Hops:



5g Cascade (6% AA, 60 min.)

3g Cascade (aroma)



Other:



 1 tsp cinnamon




 



My Hefe-Weizen

































































Brewer:



Tony Manzi



Email:



-



Beer:



My Hefe-Weizen



Style:



hefe-Weizen



Type:



Extract w/grain



Size:



3 liters



Color:












6 HCU (~5 SRM)



 







Bitterness:



28 IBU



OG:



1.047



FG:



1.012



Alcohol:



4.5% v/v (3.5% w/w)



Grain:



32g Dextrine malt (Cara-Pils)

16g British crystal 50-60L



Boil:



minutes



SG 1.028



5 liters



316g Wheat extract

100g Light dry malt extract



Hops:



4g Hallertauer Hersbrucker (5% AA, 60 min.)

4g Hallertauer Hersbrucker (5% AA, 15 min.)




 


Sulla Mild, deve essere accaduto qualcosa: forse qualche difetto in fase di sanitizzazione, forse troppo lievito (un pacchetto intero di lievito secco Muntons Gold), sta di fatto che all'odore aveva un non so che di "gomma", o meglio "elastico". L'unica descrizione che sembra meglio adattarsi è stata quella di "band-aid" o "cerotto": in internet leggo che viene da una sorta di interazione tra lievito e sanitizzanti (ho usato il metabisolfito senza risciacquo). Ma la migliore descrizione dell'odore me la da il mio amico Mario (in internet, "Ernia61"): odore di olive in salamoia!! Non proprio invitante, vero? :-)))



Anche la Cinnamon Ale aveva lo stesso difetto, ma moolto meno percettibile: infatti quelle poche bottiglie tirate fuori a cena, fuori in giardino, sono andate a ruba!! Ma la migliore è stata la Bavarian Weizen: ho convinto persino i più scettici dei miei parenti!!




Ok, facciamo un passo indietro: la mia storia di Homebrewer (parte I)

Come da titolo: vi racconto come sono arrivato fin qui.


"Ti faccio assaggiare una birra particolare: pensa che ha il lievito nella bottiglia, e si vede!!" Parlavamo dei tempi dell'università e delle incursioni nei pub, delle vecchie amicizie, ecc.ecc.. Si parlava di birre particolari ed io gli raccontai di quando a Roma, per alcuni anni, si è tenuta dalle parti di Piramide, una manifestazione estiva promossa (credo) dall'ambasciata irlandese in Italia. Mercatini, memorabilia varia, stand e, ovviamente, birra irlandese. "Era bello vedere la faccia delle ragazze quando ti servivano la Guinness e dal bicchiere trasparente di plastica sembrava decantasse il fango!!" gli raccontavo. E fu così che qualche giorno dopo, l'amico si presentò a casa con una bottiglia di Bonne Esperance (spero di aver scritto bene, non ho voglia di andare a controllare :-PPP). Effettivamente c'era sul fondo una sorta di "fanghiglia" marroncina...comunque , inutile dirlo, la birra mi piacque molto!


Qualche giorno dopo, mi ricordai che alcuni amici di Fondi mi avevano raccontato che avevano provato a fare la birra in casa, ma la cosa non venne tanto bene. Mi sorpresi a ridere pensando alla risposta che mi dettero quando gli chiesi com'era venuta :"E chi l'ha assaggiata!! Dopo qualche giorno siamo andati a vedere, e nel tino c'erano due topi morti affogati!!!" Così cercai su Internet e...arrivai a www.hobbybirra.it ed ai siti di Max Faraggi e Davide Bertinotti. Dopo alcune settimane avevo già cominciato a fare intrugli in cucina con i kit presi da www.mr-malt.it.


Il primo kit fu una bitter della Black Rock. Non male, ma non era quello che cercavo, anche se, a dire il vero, non sapevo ancora cosa era quello che cercavo...sicuramente non era quella birra. A Roma comprai dall'Oasi della Birra a Testaccio due latte della John Bull: una bitter e del malto liquido light, oltre a svariate birre, tra le quali provai per la prima volta Orval, Westmalle, e Hoegaarden.


La birra che venne fuori mi piacque di più della precedente. Nonostante ciò, per svariati motivi non birrificai per oltre un anno. Quando mi decisi a rispolverare (letteralmente) l'attrezzatura, decisi di passare alla tecnica dell'estratto malto + grani speciali. Un pò di giri sulla rete e decisi di provare una ricetta dal sito dell'ottimo Max Faraggi: "bitter -non troppo- ale". L'idea era quella di prendere questa ricetta come base, per poi provarla di volta in volta con ingredienti diversi, per imparare meglio e prendere confidenza con le varie procedure.


Alla terza volta, (dopo molti errori) e con qualche modifica, mi viene un prodotto che mi soddisfa,  e per questo decido di verificare i guidizi spedendone un paio di bottiglie al concorso di Massarosa di quest'anno. La birra purtroppo soffre il viaggio ( no, non è una scusa: l'ha scritto anche Kuaska nella scheda. :-PPP) e si classifica nelle ultimissime posizioni.


Però, con l'aiuto di mia moglie Paola, ci siamo sbizzarriti nella creazione delle etichette. Almeno la bottiglia poteva fare la sua porca figura, prima dell'assaggio!!! Eccovi una foto delle bottiglie -con relative etichette- incriminate:



Alla prossima puntata!!


 


Tony


 

domenica 4 novembre 2007

Sono stato al negozio Bir & Fud di Roma



Dunque, con notevole e colpevole ritardo, posto qui il mio piccolo (si fa per dire!!) report sulla visita al negozio Bir & Fud di Roma del 10 ottobre scorso.


 



Oggi, ce la faccio. Se riesco a concludere tutto –e non escono imprevisti dell’ultima ora- ce la faccio. Questo il filo del mio pensiero per tutta la mattinata a Sabaudia mentre finivo sistemare le varie faccende di lavoro. Insolitamente al lavoro già dalle 9,00 (hanno anticipato alle 8:10 l’orario di entrata a scuola di mio figlio, 1° elementare) provo a telefonare a Mirko –il titolare del negozio- con cui già avevo tempo prima parlato per sapere se in bottega c’erano le “americane” (le birre artigianali, è ovvio :-PP). Cavolo, non risponde nessuno! Calma, oggi è la giornata perfetta, nulla potrà andare storto –mi dico mentre mi appoggio ad un palo di ferro toccandolo soltanto con l’indice ed il mignolo…Richiamo ancora verso le 10 e….”Pronto? Mirko? Ciao, sono Tony, quel tizio di Latina che cercava le “americane” ricordi? Potrei stare da te intorno alle 13, che dici? Ci vediamo lì allora, ciao!”


A mezzogiorno con la scusa da serpente malefico di ”dover” andare ad Aprilia per pagare un fornitore, e di “dover” mangiare fuori, mi congedo dai miei fratelli-soci (che continuano a guardarsi ed a “nicchiare” con la testa….che abbiano capito qualcosa?!?!?), mi avvio verso il fornitore prima, e in direzione della Capitale poi.


Giuro, non mi ricordavo proprio della sensazione di nervoso dopo il sesto giro dell’isolato per cercare parcheggio!! Comunque, chiamando un paio di volte Mirko al telefono per assicurargli(mi) di stare per arrivare, trovo il beneamato posto auto e mi dirigo a piedi verso il Bir & Fud di via Luca Valerio.


Mirko mi aspetta all’entrata del negozio. Presentazioni, entriamo, cominciamo a parlare fitto fitto (di birra ovviamente), ma non riesco a distogliere lo sguardo dagli scaffali. E’ come un bambino di campagna che entra per la prima volta in un negozio di giocattoli: tutto –o quasi- quello che avevo soltanto visto (su internet) o di cui avevo soltanto sentito parlare (in internet) era lì, a portata di mano.


-“Cavolo ma questa è la “Erika”, ma l’hai provata?!?! E la “Super Cheese” ?


- “Guarda, sono stato a Brà e non ti dico!” E giù con storie di incontri, assaggi,  e quant’altro. Per me poi che sono logorroico, parlare di birra con una persona appassionata e competente era un’altra opportunità non da poco. Fatto sta che proprio non riuscivo a stare con la testa ferma!! Me ne sono vergognato e l’ho detto a Mirko che –sorridendo- ha capito subito il mio “disagio”. Dopo una buona mezz’ora di chiacchiere birrarie, entrano alcuni clienti, e mentre Mirko si dedica a loro, comincio a mettere a fuoco le etichette sugli scaffali. “Le americane sono lì a destra” mi dice Mirko intuendo le mie intenzioni. Left Hand, Rogue,  Great Divide…..ci sono quasi tutti i nomi che hanno stuzzicato la mia curiosità negli ultimi mesi!! Noooo, anche i “4-pack” in cartoncino!!! “DEVO averne almeno uno!!” mi dico, non senza farmi paura da solo….sarà perchè sonno a digiuno dalle 7.00 di stamane… mah!!


“Dai, assaggiamo qualcosa!!” propone con un tempismo perfetto Mirko. “Cosa vogliamo provare?” dice indicandomi il frigo. Alla fine, tiriamo fuori una Left Hand “Black Jack Porter”. All’assaggio, invitiamo anche una amica di Mirko (scusami ma non ricordo il nome!!!)entrata da qualche minuto in negozio per spese. Ancora chiacchiere in libertà, accompagnate dalla birra –molto buona, tutti i sentori di una “scura” –caffè compreso- ma bilanciata e quasi dolce, per me che di scuro avevo assaggiato solo le Stout con quell’amaro deciso e quasi aspro.


Ok, ora, la spesa. “Mirko, hai un carrello da supermercato? Va bè, facciamo che porto al bancone tutte le bottiglie che mi interessano, e poi vediamo se rientro nel budget prefissato..” Subito, le americane. Left Hand Milk Stout e JuJu Ginger, Rogue Amber Ale, Rogue Brutal Bitter, Amber Ale, Dead Guy Ale, Hazelnut Brown Nectar, Great Divide Titan Ipa, Dogfish Head Midas Touch,  Anchor Brewing Liberty Ale e Samuel Adams Boston Lager.


Mi giro, ed ecco le “tedesche”: tra le altre arraffo la Marzen (rauch) Schlenkerla e la Augustiner Dunkel Weizen (o Weizenbock? Non ricordo bene…).









Il tempo di girare attorno allo scafale ed ecco che Mirko tira fuori un dolcetto, che a me, e all’amica di Mirko sembrava più un filoncino di pane…. Anzi, quando l’ho visto sul bancone in mezzo a cioccolati sudamericani e gelatine alla birra, sembrava fuori luogo. Invece no. Molto buono, speziato e mieloso, un tipico dolce della tradizione ebreo-toscana ci conferma Mirko. La forma non è però a “filoncino” quanto a “bastone”, proprio come quello che veniva picchato sulle porte per far uscire di casa le persone durante i rastrellamenti….bè preferisco l’uso che ne abbiamo fatto noi, con quel che restava della Porter andava benissimo!!


 “Il fatto di assaggiare qui nel locale –spiega Mirko- è una cosa che ritengo naturale. I cibi genuini come i formaggi o i dolci che abbiamo qui in negozio –sottolinea indicandomi alcune delle prelibatezze presenti in vetrina- DEVONO essere assaggiati, non basta la descrizione. Comprare a scatola chiusa va bene, ma quando posso, faccio sempre assaggiare qualcosa ai miei clienti”. Ottima filosofia direi, soprattutto alla luce della Porter e del “filoncino” dolce!! :-PP


Ok, riprendiamo la spesa…. Ah ecco! Lo scaffale inglese. “A proposito – mi fa Mirko- se ti interessano le inglesi, guarda qui: sono appena arrivate. Sono delle Ale della Ridgway”! Mi indica a terra un paio di fusti che sembrano davvero appena arrivate, ma da un viaggio disastroso, o peggio, dal fondo di qualche cantina degli anni ’40. Chissà quanti pub, quanti furgoni, quanti scossoni (ed ammaccature) avevano visto quei fusti… “Speriamo bene, è la prima volta che facciamo questo esperimento” commenta Mirko guardando i fusti.


Comunque sia, mi rifiondo verso lo scaffale inglese e metto sul bancone proprio una Ridgway Ipa, una T.E.A.  della Hogs Back Brewery, una Summer Lightning della Hop Back Brewery, ed una O’Hanlon’s Port Stout.


Devo dire che il dolcetto mi ha aperto l’appetito. Pensando però al fatto di dover rientrare alla base di lavoro, mi ci vorrebbe qualcosa di buono da portare in auto. E qui, da buon PORCO che sono, “fiuto” sullo scaffale dietro di me quel che ci vuole: una bella scorpacciata di patatine inglesi, le “crisps” come le amano chiamare oltre Manica. E sono proprio quelle che adoravo –e continuavo a sognare- dal mio ultimo viaggio a Londra (ormai 2002….sigh!!!). Quanto costa un cartone? Uhm, dovrei rinunciare a qualche birra…no, dunque ne prendo una busta per ogni gusto…anche qualcuna in più!!! E per concludere il settore britannico, cosa c’è di meglio di un bel sidro? Non ce ne erano molti, erano arrivati da poco mi confessa Mirko: opto per una Cornish “Black & Gold”, medium sparkling.


E per finire, l’angolo del Belgio. Ok, lo ammetto: non sono ancora pronto per il “mondo dell’acido” come usa dire Kuaska, vediamo però se posso iniziare con qualcosa di “mild”. Prendo una Saison Dupont  - Biologique, da 25cl, insieme ad una Triverius 500 -vista la mia tendenza per le blanche- ed un’altre 25 cl,  Duchesse De Bourgogne.


Avrei voluto infine comprare qualcosa di italiano ma, un po’ per il budget, un po’ perché in negozio c’erano soltanto bottiglie da 75cl (lo so, purtroppo è un mio problema, non bevo in quantità per cui una 75 cl  o la bevo in compagnia, oppure ne rimane un bel po’…).


In ogni caso mi sono portato via qualcosa che difficilmente avrei trovato a Fondi, dove vivo: una bottiglia di “TE” di Birra del Borgo. Mirko mi spiega bene di cosa si tratta, non senza qualche aneddoto. “E’ un esperimento con foglie di tè Shuj Hsien Lu. Leonardo (Di Vincenzo, n.d.r.) l’ha fatta appositamente per un ristorante specializzato in pesce. E’ molto particolare. Quando l’abbiamo assaggiata in anteprima presso il birrificio, nessuno sapeva com’era fatta e perché. Dopo qualche sorso, Kuaska disse: ‘Mi sembra di sentirci qualcosa di pesce, un piatto a cui l’abbinerei’ Lorenzo è proprio un grande!!!”.


Dunque, con Mirko che “spariva” dietro al cumulo di bottiglie appoggiate sul bancone, abbiamo fatto in modo che il tutto rientrasse nel budget (sì, ho DOVUTO rinunciare a qualcosa, ma alla fine ce l’abbiamo fatta). “Va bene, visto che sei venuto per le americane, ti regalo qualcuna di queste” mi fa Mirko, indicandomi lo scaffale a destra. I “4-pack” di cartoncino!!! Nel carniere aggiungo quindi il “gadget” di Great Divide (Titan Ipa six-pack e Hercules Double Ipa 4-pack) e Left Hand (4-pack Imperial Stout).





Ci lasciamo con il bagagliaio della mia Scénic carico di birre e-perché no- anche di progetti, visto che Mirko è un bravissimo fotografo nonchè autore di alcuni documentari, mentre io conservo gelosamente la mia tesserina rossa di Giornalista professionista…chissà che non si possa fare qualcosa insieme!! Io lo spero tanto, anche se fosse soltanto il racconto della nostra passione comune: la birra artigianale di qualità.


 


Tony