Dunque, con notevole e colpevole ritardo, posto qui il mio piccolo (si fa per dire!!) report sulla visita al negozio Bir & Fud di Roma del 10 ottobre scorso.
Oggi, ce la faccio. Se riesco a concludere tutto –e non escono imprevisti dell’ultima ora- ce la faccio. Questo il filo del mio pensiero per tutta la mattinata a Sabaudia mentre finivo sistemare le varie faccende di lavoro. Insolitamente al lavoro già dalle 9,00 (hanno anticipato alle 8:10 l’orario di entrata a scuola di mio figlio, 1° elementare) provo a telefonare a Mirko –il titolare del negozio- con cui già avevo tempo prima parlato per sapere se in bottega c’erano le “americane” (le birre artigianali, è ovvio :-PP). Cavolo, non risponde nessuno! Calma, oggi è la giornata perfetta, nulla potrà andare storto –mi dico mentre mi appoggio ad un palo di ferro toccandolo soltanto con l’indice ed il mignolo…Richiamo ancora verso le 10 e….”Pronto? Mirko? Ciao, sono Tony, quel tizio di Latina che cercava le “americane” ricordi? Potrei stare da te intorno alle 13, che dici? Ci vediamo lì allora, ciao!”
A mezzogiorno con la scusa da serpente malefico di ”dover” andare ad Aprilia per pagare un fornitore, e di “dover” mangiare fuori, mi congedo dai miei fratelli-soci (che continuano a guardarsi ed a “nicchiare” con la testa….che abbiano capito qualcosa?!?!?), mi avvio verso il fornitore prima, e in direzione della Capitale poi.
Giuro, non mi ricordavo proprio della sensazione di nervoso dopo il sesto giro dell’isolato per cercare parcheggio!! Comunque, chiamando un paio di volte Mirko al telefono per assicurargli(mi) di stare per arrivare, trovo il beneamato posto auto e mi dirigo a piedi verso il Bir & Fud di via Luca Valerio.
Mirko mi aspetta all’entrata del negozio. Presentazioni, entriamo, cominciamo a parlare fitto fitto (di birra ovviamente), ma non riesco a distogliere lo sguardo dagli scaffali. E’ come un bambino di campagna che entra per la prima volta in un negozio di giocattoli: tutto –o quasi- quello che avevo soltanto visto (su internet) o di cui avevo soltanto sentito parlare (in internet) era lì, a portata di mano.
-“Cavolo ma questa è la “Erika”, ma l’hai provata?!?! E la “Super Cheese” ?
- “Guarda, sono stato a Brà e non ti dico!” E giù con storie di incontri, assaggi, e quant’altro. Per me poi che sono logorroico, parlare di birra con una persona appassionata e competente era un’altra opportunità non da poco. Fatto sta che proprio non riuscivo a stare con la testa ferma!! Me ne sono vergognato e l’ho detto a Mirko che –sorridendo- ha capito subito il mio “disagio”. Dopo una buona mezz’ora di chiacchiere birrarie, entrano alcuni clienti, e mentre Mirko si dedica a loro, comincio a mettere a fuoco le etichette sugli scaffali. “Le americane sono lì a destra” mi dice Mirko intuendo le mie intenzioni. Left Hand, Rogue, Great Divide…..ci sono quasi tutti i nomi che hanno stuzzicato la mia curiosità negli ultimi mesi!! Noooo, anche i “4-pack” in cartoncino!!! “DEVO averne almeno uno!!” mi dico, non senza farmi paura da solo….sarà perchè sonno a digiuno dalle 7.00 di stamane… mah!!
“Dai, assaggiamo qualcosa!!” propone con un tempismo perfetto Mirko. “Cosa vogliamo provare?” dice indicandomi il frigo. Alla fine, tiriamo fuori una Left Hand “Black Jack Porter”. All’assaggio, invitiamo anche una amica di Mirko (scusami ma non ricordo il nome!!!)entrata da qualche minuto in negozio per spese. Ancora chiacchiere in libertà, accompagnate dalla birra –molto buona, tutti i sentori di una “scura” –caffè compreso- ma bilanciata e quasi dolce, per me che di scuro avevo assaggiato solo le Stout con quell’amaro deciso e quasi aspro.
Ok, ora, la spesa. “Mirko, hai un carrello da supermercato? Va bè, facciamo che porto al bancone tutte le bottiglie che mi interessano, e poi vediamo se rientro nel budget prefissato..” Subito, le americane. Left Hand Milk Stout e JuJu Ginger, Rogue Amber Ale, Rogue Brutal Bitter, Amber Ale, Dead Guy Ale, Hazelnut Brown Nectar, Great Divide Titan Ipa, Dogfish Head Midas Touch, Anchor Brewing Liberty Ale e Samuel Adams Boston Lager.
Mi giro, ed ecco le “tedesche”: tra le altre arraffo la Marzen (rauch) Schlenkerla e la Augustiner Dunkel Weizen (o Weizenbock? Non ricordo bene…).

Il tempo di girare attorno allo scafale ed ecco che Mirko tira fuori un dolcetto, che a me, e all’amica di Mirko sembrava più un filoncino di pane…. Anzi, quando l’ho visto sul bancone in mezzo a cioccolati sudamericani e gelatine alla birra, sembrava fuori luogo. Invece no. Molto buono, speziato e mieloso, un tipico dolce della tradizione ebreo-toscana ci conferma Mirko. La forma non è però a “filoncino” quanto a “bastone”, proprio come quello che veniva picchato sulle porte per far uscire di casa le persone durante i rastrellamenti….bè preferisco l’uso che ne abbiamo fatto noi, con quel che restava della Porter andava benissimo!!
“Il fatto di assaggiare qui nel locale –spiega Mirko- è una cosa che ritengo naturale. I cibi genuini come i formaggi o i dolci che abbiamo qui in negozio –sottolinea indicandomi alcune delle prelibatezze presenti in vetrina- DEVONO essere assaggiati, non basta la descrizione. Comprare a scatola chiusa va bene, ma quando posso, faccio sempre assaggiare qualcosa ai miei clienti”. Ottima filosofia direi, soprattutto alla luce della Porter e del “filoncino” dolce!! :-PP
Ok, riprendiamo la spesa…. Ah ecco! Lo scaffale inglese. “A proposito – mi fa Mirko- se ti interessano le inglesi, guarda qui: sono appena arrivate. Sono delle Ale della Ridgway”! Mi indica a terra un paio di fusti che sembrano davvero appena arrivate, ma da un viaggio disastroso, o peggio, dal fondo di qualche cantina degli anni ’40. Chissà quanti pub, quanti furgoni, quanti scossoni (ed ammaccature) avevano visto quei fusti… “Speriamo bene, è la prima volta che facciamo questo esperimento” commenta Mirko guardando i fusti.
Comunque sia, mi rifiondo verso lo scaffale inglese e metto sul bancone proprio una Ridgway Ipa, una T.E.A. della Hogs Back Brewery, una Summer Lightning della Hop Back Brewery, ed una O’Hanlon’s Port Stout.
Devo dire che il dolcetto mi ha aperto l’appetito. Pensando però al fatto di dover rientrare alla base di lavoro, mi ci vorrebbe qualcosa di buono da portare in auto. E qui, da buon PORCO che sono, “fiuto” sullo scaffale dietro di me quel che ci vuole: una bella scorpacciata di patatine inglesi, le “crisps” come le amano chiamare oltre Manica. E sono proprio quelle che adoravo –e continuavo a sognare- dal mio ultimo viaggio a Londra (ormai 2002….sigh!!!). Quanto costa un cartone? Uhm, dovrei rinunciare a qualche birra…no, dunque ne prendo una busta per ogni gusto…anche qualcuna in più!!! E per concludere il settore britannico, cosa c’è di meglio di un bel sidro? Non ce ne erano molti, erano arrivati da poco mi confessa Mirko: opto per una Cornish “Black & Gold”, medium sparkling.
E per finire, l’angolo del Belgio. Ok, lo ammetto: non sono ancora pronto per il “mondo dell’acido” come usa dire Kuaska, vediamo però se posso iniziare con qualcosa di “mild”. Prendo una Saison Dupont - Biologique, da 25cl, insieme ad una Triverius 500 -vista la mia tendenza per le blanche- ed un’altre 25 cl, Duchesse De Bourgogne.
Avrei voluto infine comprare qualcosa di italiano ma, un po’ per il budget, un po’ perché in negozio c’erano soltanto bottiglie da 75cl (lo so, purtroppo è un mio problema, non bevo in quantità per cui una 75 cl o la bevo in compagnia, oppure ne rimane un bel po’…).
In ogni caso mi sono portato via qualcosa che difficilmente avrei trovato a Fondi, dove vivo: una bottiglia di “TE” di Birra del Borgo. Mirko mi spiega bene di cosa si tratta, non senza qualche aneddoto. “E’ un esperimento con foglie di tè Shuj Hsien Lu. Leonardo (Di Vincenzo, n.d.r.) l’ha fatta appositamente per un ristorante specializzato in pesce. E’ molto particolare. Quando l’abbiamo assaggiata in anteprima presso il birrificio, nessuno sapeva com’era fatta e perché. Dopo qualche sorso, Kuaska disse: ‘Mi sembra di sentirci qualcosa di pesce, un piatto a cui l’abbinerei’ Lorenzo è proprio un grande!!!”.
Dunque, con Mirko che “spariva” dietro al cumulo di bottiglie appoggiate sul bancone, abbiamo fatto in modo che il tutto rientrasse nel budget (sì, ho DOVUTO rinunciare a qualcosa, ma alla fine ce l’abbiamo fatta). “Va bene, visto che sei venuto per le americane, ti regalo qualcuna di queste” mi fa Mirko, indicandomi lo scaffale a destra. I “4-pack” di cartoncino!!! Nel carniere aggiungo quindi il “gadget” di Great Divide (Titan Ipa six-pack e Hercules Double Ipa 4-pack) e Left Hand (4-pack Imperial Stout).

Ci lasciamo con il bagagliaio della mia Scénic carico di birre e-perché no- anche di progetti, visto che Mirko è un bravissimo fotografo nonchè autore di alcuni documentari, mentre io conservo gelosamente la mia tesserina rossa di Giornalista professionista…chissà che non si possa fare qualcosa insieme!! Io lo spero tanto, anche se fosse soltanto il racconto della nostra passione comune: la birra artigianale di qualità.
Tony